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Fondata probabilmente nel X secolo – ma di recente sono venuti alla
luce nell’agro reperti del periodo arcaico (tra gli altri, un’oinochoe
di bronzo, databile tra la fine del VI e gli inizi del V secolo a.C.) -
se ne hanno le prime notizie nel 964, quando il toponimo era Maccla de
Godino, evoluto nel Duecento in Maccla Godina quando erano i Cantelmo a
dominare su questa parte della regione.
Il feudo passò poi alle famiglie dei Pandone di Venafro, (il re Alfonso
d’Aragona, nel 1457, investì Scipione Pandone, per morte dello zio di
questi, Francesco Pandone conte di Venafro, del Contado di Venafro e
“delle Castelle, videlicet Prata, Crapiata, Zurlano, Tino, Pratella,
Gallo, Fossaceca, Città di Bojano, Macchiagodena, Campochiaro e
Rocchetta”), dei Mormile di Castelpagano, dei Gaetani di Baranello; a
cavallo tra il Cinque e il Seicento si avvicendarono sei feudatari in
meno di un secolo finché, nel 1615, i Piscicelli cedettero i diritti al
marchese Pasquale Caracciolo; i Caracciolo vendettero infine il feudo
alla famiglia Centomani, ultima casata nobiliare, cui si deve il
restauro del castello.
Con le riforme del 1799 fu inserita nel dipartimento del Sangro,
cantone di Baranello; otto anni più tardi passò al distretto di
Isernia, governo di Castelpetroso, e nel 1815 fu aggregata al
circondario di Cantalupo nel Sannio. Il castello costituisce la
principale testimonianza del passato storico della comunità: costruito
sulla roccia, è dotato di torrioni cilindrici ed ha subito numerosi
interventi, alcuni dei quali ne hanno modificato in parte la struttura;
la fondazione risale all’età longobarda o a quella angioina.
Nel campo dell’architettura sacra l’opera più importante è la chiesa di
S. Nicola, anche questa origine incerta ma senz’altro antecedente al
XVII secolo.
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